Il Consiglio
Regionale della Lombardia
PREMESSO che l’attuale scenario internazionale è caratterizzato da una crescente
instabilità e dalla presenza simultanea di numerosi conflitti armati e crisi
geopolitiche, tra cui, in particolare:
- il conflitto tra Russia e Ucraina;
- la crisi in Medio Oriente, con particolare riferimento
al conflitto israelo-palestinese, al Libano e ai più recenti accadimenti in
Iran;
- il conflitto in Sudan;
- la situazione in Siria e in Yemen;
- tensioni nell’area del Sahel e in diverse regioni
dell’Africa subsahariana;
- crescenti tensioni nell’area indo-pacifica;
- lo scenario instabile in Sudamerica, sia per quanto
riguarda il Venezuela sia Cuba;
tali conflitti evidenziano la necessità di rafforzare il ruolo degli attori multilaterali
impegnati nella prevenzione dei conflitti, nella gestione delle crisi e nel
mantenimento della pace;
CONSIDERATO che il Trattato sull’Unione europea (TUE) ha istituito la
figura dell’Alto
Rappresentante dell’Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza, cui spetta il compito di garantire la coerenza
dell’azione esterna dell’Unione, come previsto dall’articolo 18 che si riporta
di seguito:
“Articolo 18 TUE
1.
Il Consiglio europeo, deliberando a
maggioranza qualificata con l’accordo del presidente della Commissione, nomina
l’Alto rappresentante dell’Unione per gli affari esteri e la politica di
sicurezza;
2.
L’Alto rappresentante guida la politica
estera e di sicurezza comune dell’Unione. Contribuisce con le sue proposte
all’elaborazione di tale politica e la attua in qualità di mandatario del
Consiglio;
3.
L’Alto rappresentante presiede il
Consiglio ‘Affari esteri’;
4.
L’Alto rappresentante è uno dei
vicepresidenti della Commissione. Egli assicura la coerenza dell’azione esterna
dell’Unione.”
ruolo che attribuisce a tale figura una funzione
centrale di coordinamento
politico e diplomatico, nonché di rappresentanza internazionale dell’Unione;
EVIDENZIATO inoltre che l'UE, attraverso le figure dell’Alto Rappresentante,
del Presidente della Commissione Europea e del Presidente del Consiglio
Europeo, ha competenza in materia di Politica
di Sicurezza e di Difesa Comune (PSDC);
RICHIAMATO a tal fine l’articolo 42 del TUE, che riguarda le azioni
dell'Unione nel campo militare e della difesa, e di Politica
Estera e di Sicurezza Comune (PESC),
che definisce il quadro generale per l'azione esterna dell'UE:
“Articolo 42 TUE
1.
La politica di sicurezza e di difesa
comune costituisce parte integrante della politica estera e di sicurezza
comune. Essa assicura che l'Unione disponga di una capacità operativa
ricorrendo a mezzi civili e militari. L'Unione può avvalersi di tali mezzi in
missioni al suo esterno per garantire il
mantenimento della pace, la prevenzione dei conflitti e il rafforzamento della
sicurezza internazionale, conformemente ai principi della Carta
delle Nazioni Unite. L'esecuzione di tali compiti si basa sulle capacità
fornite dagli Stati membri;”
PRESO ATTO che l’Unione europea partecipa al sistema delle Nazioni Unite in qualità
di osservatore dal 1974 e che, dal 2011, ha ottenuto uno status rafforzato
presso l’Assemblea Generale, che le consente di intervenire, presentare
proposte e partecipare attivamente ai lavori, pur non essendo uno Stato membro;
RICORDATO che già nel 2016 si è assistito a una significativa evoluzione della
politica estera europea comune, con la presentazione da parte dell'Alto
Rappresentante dell'Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza
della "Strategia
globale per la politica estera e di sicurezza dell'Unione europea" (EUGS), che ha introdotto importanti iniziative quali:
-
Cooperazione
Strutturata Permanente (PESCO):
un quadro che consente agli Stati membri con maggiori capacità militari e
volontà politica di sviluppare congiuntamente capacità di difesa, investire in
progetti comuni e aumentare la prontezza operativa delle loro forze armate;
-
Revisione
Coordinata Annuale sulla Difesa (CARD):
un meccanismo volto a coordinare i piani di spesa per la difesa degli Stati
membri, identificare opportunità di collaborazione e rafforzare la base
industriale e tecnologica della difesa europea;
-
Fondo
Europeo per la Difesa (FED): un programma che
mira a sostenere la ricerca e lo sviluppo collaborativo nel settore della
difesa e a promuovere la competitività dell'industria europea della difesa;
-
European Peace Facility (EPF), fondo destinato al finanziamento di missioni militari
e assistenza alla sicurezza;
-
il NDICI – Global
Europe, strumento per il vicinato, lo sviluppo e la cooperazione
internazionale;
RILEVATO che l’Unione europea è attivamente impegnata, nell’ambito della Politica
di Sicurezza e Difesa Comune, in missioni
civili e militari di gestione delle crisi, prevenzione dei conflitti e
peacekeeping, che costituiscono
strumenti operativi fondamentali della sua azione esterna, di cui si ricordano in
particolare:
-
EUFOR
ALTHEA in Bosnia-Erzegovina, missione militare
avviata nel 2004 con il compito di garantire l’attuazione degli Accordi di
Dayton, contribuire al mantenimento di un ambiente sicuro e stabile e sostenere
le autorità locali nello sviluppo di capacità di difesa;
-
EULEX
Kosovo, la più ampia missione civile
dell’Unione europea, istituita nel 2008, finalizzata al rafforzamento dello
stato di diritto attraverso il supporto alle istituzioni giudiziarie, di
polizia e doganali, nonché al monitoraggio, mentoring e consulenza;
-
EUMM
Georgia, missione civile di monitoraggio
istituita nel 2008 a seguito del conflitto tra Russia e Georgia, con il mandato
di contribuire alla stabilizzazione, al monitoraggio della situazione sul
terreno e al rafforzamento della fiducia tra le parti;
-
EUBAM
Rafah, missione civile avviata nel 2005
per fornire assistenza e monitoraggio al valico di Rafah tra la Striscia di
Gaza e l’Egitto, con l’obiettivo di favorire la gestione integrata delle
frontiere e il rafforzamento delle capacità delle autorità locali;
EVIDENZIATO che:
-
tali missioni articolate
in componenti civili e militari e orientate prevalentemente al supporto istituzionale, alla prevenzione dei
conflitti e alla stabilizzazione post-crisi, rappresentano esempi concreti
dell’impegno dell’Unione europea nel promuovere la pace, la sicurezza
internazionale e lo stato di diritto – missioni
che ultimamente sono state anch’esse sotto attacco;
-
esse costituiscono
altresì una manifestazione rilevante del cosiddetto “soft
power” europeo, fondato sulla capacità di incidere negli equilibri
internazionali attraverso strumenti non coercitivi quali la diplomazia, la
cooperazione, il rafforzamento istituzionale e il sostegno allo sviluppo, contribuendo così alla costruzione di un ordine
internazionale basato su regole condivise e sul multilateralismo;
RICHIAMATO il DOC
n. 9 “Programma di lavoro della Commissione Europea – anno 2026” in cui la Commissione sottolinea che “L’obiettivo principale è avere la libertà e il potere di scrivere da soli
il nostro destino. Per raggiungere questo obiettivo, l’Europa deve restare
unita”;
VISTA la
RIS n. 22 “Programma di lavoro della Commissione europea – anno 2026 e le
politiche dell’Unione europea di maggiore interesse per il tessuto
socioeconomico lombardo”;
RITENUTO che in un contesto internazionale
complesso e frammentato, è fondamentale che l’Unione europea rafforzi la
propria capacità di azione esterna, sviluppando una voce unica, più autorevole,
coerente e incisiva, al fine di consolidare il proprio ruolo quale attore
globale impegnato nella promozione della pace, del multilateralismo e della
cooperazione internazionale;
IMPEGNA LA GIUNTA REGIONALE
ad attivarsi
presso il Governo italiano affinché, nelle competenti sedi europee e
internazionali, solleciti gli Stati membri dell’Unione europea, le istituzioni
europee e gli esponenti della Commissione:
-
a valorizzare e rafforzare il ruolo dell’Unione europea quale
attore globale di pace, prevenzione dei conflitti e stabilizzazione
internazionale;
-
a promuovere una politica estera europea sempre più unitaria,
coerente ed efficace;
-
a sostenere il consolidamento degli strumenti civili e diplomatici
dell’Unione rispetto a logiche esclusivamente militari;
-
a favorire un approccio multilaterale fondato sul dialogo, sulla
cooperazione e sul rispetto del diritto internazionale, in particolare
supportando l’attività dell’Organizzazione delle Nazioni Unite;
affinché l’Unione
europea si affermi sempre più come attore di pace e non di guerra.