Il
Consiglio regionale
PREMESSO CHE:
– Il latte crudo e i formaggi da esso derivati
costituiscono un patrimonio culturale, economico, ambientale e identitario
fondamentale delle aree montane lombarde, frutto di tecniche tradizionali,
microclimi specifici, allevamenti estensivi, biodiversità microbica e pratiche
d’alpeggio tramandate nei secoli;
– In Lombardia operano circa 1.300 operatori
che producono formaggi a latte non pastorizzato, tra cui numerose malghe e
alpeggi, presidio essenziale contro lo spopolamento e per la tutela del
paesaggio montano;
– Secondo i dati SIAN-AGEA 2024, nei territori
montani lombardi sono stati conferiti ai primi acquirenti 165.691.828 kg
di latte vaccino da 555 produttori e 1.527.978 kg di latte ovi-caprino
da 24 produttori, mentre i piccoli produttori hanno venduto direttamente 35.470.016
kg equivalenti di latte vaccino (702 operatori) e 2.993.095 kg
equivalenti di latte ovi-caprino (188 operatori);
– La Lombardia ospita un numero significativo di DOP
che prevedono l’uso di latte crudo (Bitto, Formai de Mut, Grana Padano,
Parmigiano Reggiano, Silter, Strachitunt, Nostrano Valtrompia, ecc.), nonché
numerosi Prodotti Agroalimentari Tradizionali (PAT), per i quali la
pastorizzazione altererebbe in modo sostanziale la tipicità del prodotto;
– La stagionatura lunga (oltre 200 giorni) può
essere un fattore che concorre alla riduzione dei E.Coli STEC nei prodotti a
base di latte crudo;
CONSIDERATO CHE:
– Le nuove Linee Guida del Ministero della Salute
per il controllo dello STEC nel latte non pastorizzato, pubblicate il 3
luglio 2025, impongono misure di prevenzione complesse e costose che
possono risultare difficilmente applicabili nelle aree montane e negli alpeggi;
– I batteri
appartenenti alla specie Escherichia coli che producono le Shiga tossine (STEC)
sono patogeni a trasmissione alimentare che causano un'ampia gamma di
manifestazioni gastrointestinali, da asintomatiche a forme di diarrea non
complicata o emorragica, che occasionalmente progrediscono verso forme
sistemiche più severe come la sindrome emolitico uremica (SEU), che rappresenta
la principale causa di insufficienza renale nell’età pediatrica. Nei casi più
gravi, la SEU può presentare manifestazioni di carattere neurologico, coma,
esitare in insufficienza renale di grado variabile e in alcuni casi può avere
esito fatale.
– Il costo delle analisi per STEC può diventare una
cifra impattante per la maggior parte dei piccoli produttori, con il rischio
concreto di abbandono della produzione e chiusura delle attività;
– I dati epidemiologici italiani mostrano che il
rischio STEC, pur esistente e da non sottovalutare, presenta incidenze molto
basse:
•
Italia 2023: 96 casi, nessun decesso;
• Europa 2023: 10.217 casi, 31 decessi;
– L’eventuale passaggio obbligato alla pastorizzazione
ridurrebbe il valore dei prodotti di montagna fino al 30%, annullando la
distintività organolettica e compromettendo la sostenibilità economica delle
aziende;
– Le nuove disposizioni introducono l’obbligo di
riportare in etichetta avvertenze per le categorie fragili (bambini <10
anni, donne in gravidanza, anziani, immunodepressi), anche nei casi in cui
l’azienda attui misure di controllo efficaci, senza che gli enti locali abbiano
un chiaro margine di valutazione dei livelli di rischio;
RILEVATO CHE:
– Le malghe e gli alpeggi non sono solo realtà
economiche: essi garantiscono gestione del territorio, tutela dei pascoli,
conservazione della biodiversità e presidio delle aree interne;
– Il comparto dei formaggi a latte crudo rappresenta
un’eccellenza e un patrimonio identitario nazionale: 28 delle 56 DOP/IGP
italiane prevedono obbligatoriamente il latte crudo;
– La Regione Lombardia ha già avviato una ricognizione
degli operatori interessati e momenti di confronto con i Consorzi DOP e le
associazioni degli allevatori;
–
Gli stessi produttori hanno avanzato proposte concrete e ragionevoli, tra cui
formazione continua, maggiore integrazione tra ricerca scientifica e pratiche
d’allevamento, modelli produttivi sostenibili, etichettatura chiara e
informativa, ma non penalizzante, valorizzazione organolettica del latte crudo
e dei formaggi tradizionali;
– La filiera del latte crudo applica già misure
importanti di prevenzione (igiene di stalla, disinfezione mammelle,
refrigerazione, acidificazione naturale, stagionatura), riconosciute dalla
comunità scientifica come efficaci nel ridurre i rischi microbiologici;
EVIDENZIATO CHE:
– La mancanza di linee applicative territoriali delle
Linee Guida ministeriali sta generando forte incertezza amministrativa e rischi
gravi per la sopravvivenza delle piccole aziende montane;
– In assenza di procedure di classificazione
differenziata del rischio, le aziende risultano automaticamente soggette
all’obbligo di etichettatura con avvertenze fortemente penalizzanti,
indipendentemente dall’efficacia delle misure di autocontrollo implementate;
– Tale impostazione rischia di produrre un danno
economico e reputazionale significativo alla filiera del latte crudo, pur in
presenza di evidenze epidemiologiche che dimostrano la rarità dei casi STEC in
Italia;
– È fondamentale individuare soluzioni che coniughino
sicurezza alimentare e tutela della biodiversità casearia, senza imporre costi
o procedure che porterebbero all’abbandono delle produzioni tradizionali;
RITENUTO CHE:
– È necessario che il Ministero della Salute
chiarisca, anche mediante apposita circolare, la possibilità per gli
enti preposti di attribuire differenziati livelli di rischio in base
alle misure di mitigazione effettivamente adottate dalle aziende, evitando
applicazioni generalizzate e penalizzanti;
– Si ritiene fondamentale il sostegno, anche economico
di Regione Lombardia, al fine di garantire la continuità produttiva del
settore, prevenendo la chiusura delle malghe e salvaguardando un patrimonio culturale
e gastronomico unico;
IMPEGNA IL PRESIDENTE E LA GIUNTA REGIONALE:
- esami microbiologici (oggi 50–120
euro a campione);
- adeguamenti strutturali e
igienico-sanitari;
- eventuale installazione di
impianti di pastorizzazione per chi fosse volontariamente interessato, senza
obblighi generalizzati.
- le buone pratiche
igienico-sanitarie già oggi applicate;
- le caratteristiche organolettiche
e identitarie dei formaggi a latte crudo;
- l’importanza delle malghe, dei
pascoli e degli alpeggi per la tutela del territorio ed il contrasto allo
spopolamento delle “terre alte”.