Premesso che
la carenza di personale
infermieristico rappresenta una criticità strutturale non più circoscrivibile
alla sola dimensione regionale o nazionale, ma inserita in una competizione
internazionale sempre più intensa per l’attrazione e la permanenza dei professionisti
sanitari;
a livello globale, la
domanda di infermieri è destinata ad aumentare per effetto dell’invecchiamento
della popolazione, dell’incremento della cronicità, dell’espansione dei servizi
territoriali e della crescente complessità assistenziale;
anche in Europa la carenza
di personale sanitario è ormai un fenomeno strutturale, alimentato da
pensionamenti, ridotta attrattività delle professioni sanitarie, aumento della
domanda assistenziale e concorrenza tra sistemi sanitari nazionali;
il confronto europeo
evidenzia una forte disomogeneità nella dotazione infermieristica, nella
capacità formativa e nei livelli retributivi, con Paesi che dispongono di un
numero maggiore di infermieri, formano più laureati e riescono a competere
meglio nell’attrazione di personale;
l’Italia si colloca sotto la
media europea sia per numero di infermieri per abitante sia, soprattutto, per
numero di laureati in infermieristica, con un divario formativo che rende
necessario intervenire sulla pipeline di accesso alla professione e non solo
sulle procedure di reclutamento;
in Lombardia, come nel resto
del Paese, il sistema infermieristico fatica a sostenere il turnover, poiché le
uscite per pensionamenti, mobilità verso il privato, libera professione o
mercati esteri più remunerativi non sono compensate in modo sistematico
dall’ingresso di nuovi laureati;
la riduzione
dell’attrattività della professione infermieristica è determinata da una
combinazione di fattori: riconoscimento professionale non adeguato, limitate
prospettive di carriera, turni gravosi, carichi assistenziali elevati, aumento
del costo della vita, concorrenza salariale di Paesi limitrofi e difficoltà di
conciliazione vita-lavoro;
la Regione Lombardia, in
ragione della propria collocazione geografica, subisce in modo particolare la
concorrenza della Svizzera, che offre condizioni economiche sensibilmente più
favorevoli e costituisce un polo attrattivo per il personale sanitario delle
province di confine;
il tema non può essere
affrontato con misure episodiche o esclusivamente emergenziali, ma richiede un
piano industriale del capitale umano sanitario, fondato su programmazione,
formazione, retention, welfare, valorizzazione degli asset regionali e cooperazione
internazionale regolata;
Considerato
che
Regione Lombardia ha già
avviato una ricostruzione programmata degli organici infermieristici attraverso
i Piani triennali dei fabbisogni, con una prima inversione di tendenza nel 2026
e un incremento atteso nel corso dell’anno;
Regione Lombardia sta
prevedendo misure economiche specifiche per il personale sanitario operante
nelle aree di confine, con l’obiettivo di contrastare la mobilità
transfrontaliera verso la Svizzera e rafforzare la permanenza nei presìdi più
esposti;
l’applicazione del nuovo
CCNL e il confronto regionale consentono di sbloccare risorse e indennità a
favore del personale infermieristico, ostetrico e tecnico, pur permanendo
criticità legate al costo della vita nelle aree metropolitane;
Regione Lombardia ha avviato
misure di welfare abitativo attraverso accordi con ALER, aziende sanitarie e
altri soggetti istituzionali, finalizzate a ridurre il peso del costo
dell’abitare e favorire la permanenza del personale nei territori a maggiore pressione
immobiliare;
sono state attivate o sono
in fase di attivazione iniziative aziendali di welfare, inclusi asili nido
aziendali, diritto di prelazione e tariffe agevolate, quali strumenti concreti
di attrattività e conciliazione per il personale sanitario;
la Regione ha sviluppato un
modello di reclutamento internazionale fondato su cooperazione istituzionale,
formazione linguistica e professionale, verifica delle competenze e
accompagnamento all’inserimento;
il modello lombardo di
reclutamento internazionale non può e non deve essere assimilato all’acquisto
spot di personale sul mercato globale, ma deve configurarsi come investimento
strutturato in conoscenza, scuole, percorsi formativi, presenza istituzionale e
partnership stabili;
la concorrenza
internazionale sul personale sanitario formato all’estero è sempre più intensa,
poiché Paesi maggiormente strutturati offrono pacchetti integrati a infermieri
e famiglie, comprendenti salario, casa, percorsi linguistici, riconoscimento
professionale e accompagnamento amministrativo;
Regione Lombardia deve
quindi competere non solo sul piano economico, ma sulla qualità della
partnership, sulla serietà delle procedure, sulla sicurezza degli inserimenti,
sulla formazione preventiva e sulla capacità di costruire percorsi affidabili
di ingresso nel Servizio sanitario regionale;
Evidenziato
che
Regione Lombardia, negli
ultimi anni, ha promosso interventi finalizzati al rafforzamento del sistema
sanitario regionale, sostenendo il potenziamento della formazione universitaria
delle professioni sanitarie, lo sviluppo della sanità territoriale, la realizzazione
delle Case della Comunità e degli Ospedali di Comunità e l'implementazione di
modelli organizzativi innovativi orientati alla presa in carico dei pazienti;
Preso atto
che
il fenomeno della carenza
infermieristica non può essere affrontato esclusivamente attraverso
l'incremento del numero dei laureati, ma richiede un approccio integrato
fondato sul miglioramento dell'attrattività della professione, sulla
valorizzazione delle competenze, sul sostegno ai percorsi di carriera e
sull'adozione di misure organizzative capaci di favorire la permanenza dei
professionisti nel Servizio sanitario regionale. (per collegarlo a ultimo punto
dispositivo)
Rilevato che
il reclutamento
internazionale può rappresentare una leva complementare e di breve-medio
periodo, ma non può sostituire una strategia strutturale di formazione interna,
attrattività, retention e valorizzazione della professione infermieristica;
la sentenza TAR Lombardia n.
2941/2025 riguarda il riconoscimento delle qualifiche di medico specialista
conseguite all’estero e non annulla specifici percorsi di reclutamento
infermieristico estero; essa conferma tuttavia l’esigenza generale di garantire
verifica sostanziale delle competenze, conoscenza linguistica e inserimento
controllato nei contesti assistenziali;
Regione Lombardia, anche
attraverso la DGR XII/6102/2026, ha impostato un modello volto alla
ricognizione dei professionisti disponibili e alla gestione ordinata, sicura e
conforme delle procedure di utilizzo del personale con qualifiche conseguite
all’estero;
la prossima legge di
assestamento di bilancio rappresenta una finestra operativa rilevante per
concentrare risorse regionali, anche non LEA e non vincolate alla spesa
sanitaria, su misure mirate a formazione, permanenza, housing e
internazionalizzazione qualificata;
Ritenuto che
la carenza infermieristica
debba essere affrontata con una strategia regionale integrata, misurabile e
orientata all’esecuzione, capace di mettere insieme capitale umano, patrimonio
immobiliare, sistema universitario, aziende sanitarie, enti locali e cooperazione
internazionale;
sia necessario passare da
singole iniziative aziendali a un programma regionale organico, con obiettivi,
tempi, responsabilità, indicatori di risultato e monitoraggio periodico;
la Lombardia debba
utilizzare pienamente la propria capacità organizzativa, il proprio patrimonio
immobiliare pubblico e la propria rete sanitaria e universitaria per diventare
una regione più attrattiva per chi sceglie di studiare, lavorare e rimanere nel
Servizio sanitario regionale;
IMPEGNA IL PRESIDENTE DELLA REGIONE E LA GIUNTA REGIONALE
·
finanziare
misure di sostegno alla formazione accademica infermieristica in Lombardia, valutando borse di studio, premi di
frequenza, sostegni per tirocinio, tutoraggio clinico, servizi agli studenti e
strumenti premiali collegati all’ingresso e alla permanenza nel Servizio
sanitario regionale, nel rispetto della normativa vigente;
·
consolidare
le misure di retention economica,
a partire dagli interventi per le aree di confine con la Svizzera, e a valutare
ulteriori strumenti selettivi per le aree a maggiore criticità, incluse le zone
metropolitane ad alto costo della vita e i servizi a maggiore pressione
organizzativa;
·
sviluppare
un piano regionale per il welfare abitativo del personale sanitario, valorizzando accordi con ALER,
INVIMIT, enti locali e aziende sanitarie, al fine di aumentare l’offerta di
alloggi, convitti, residenze temporanee e soluzioni abitative a canone
sostenibile per infermieri, studenti e neoassunti;
·
consentire
la costituzione di un modello gestionale dedicato e più agile per il patrimonio
immobiliare sanitario,
anche attraverso strumenti di partenariato istituzionale e finanziario, al fine
di trasformare asset sottoutilizzati in infrastrutture di attrattività e
permanenza del personale;
·
estendere
e coordinare le misure di welfare aziendale, inclusi asili nido, diritto di prelazione, tariffe
agevolate, servizi di conciliazione e supporto alla mobilità, superando la
frammentazione aziendale e definendo standard minimi regionali di attrattività;
·
consolidare
il piano regionale di cooperazione internazionale per il reclutamento
infermieristico, rafforzando la
logica della cooperazione formativa, della preparazione linguistica, della
verifica qualitativa e dell’inserimento progressivo, valorizzando le esperienze
virtuose già in essere tra enti pubblici, del terzo settore e operatori
privati.
·
effettuare
una ricognizione delle opportunità finanziarie e progettuali attivabili attraverso programmi europei
e nazionali, al fine di sostenere progetti regionali in materia di
programmazione della forza lavoro sanitaria.